Il Parco Fluviale (2)

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Il Parco Fluviale (2)

 

 

A differenza di quanto proposto nel Documento Direttore sul parco fluviale, di cui abbiamo parlato nel documento (1), riteniamo che la “sede naturale” per un parco fluviale non sia nel comune di Biella, ma un po’ più a valle, tra i comuni di Vigliano, Candelo e Valdengo.

 

Il parco potrebbe inizialmente comprendere l’area indicata nell’immagine qui sotto, per svilupparsi successivamente anche sull’altro lato del torrente Cervo.

 

La riga gialla indica un percorso che, per la maggior parte, si sviluppa su strade e sentieri già esistenti, realizzando un anello di oltre dieci Km, che può essere utilizzato per passeggiate, jogging, pedalate.

 

Queste strade, in parte private e in parte pubbliche (in parte asfaltate e in parte sterrate) condividono la condizione di essere già oggi utilizzate quasi esclusivamente per l’accesso ai fondi adiacenti, pertanto un eventuale divieto di utilizzo con mezzi a motore (con l’eccezione dei proprietari dei fondi suddetti) non comporterebbe disagi per la popolazione.

 

Il percorso inizia idealmente dal sito delle ex cave Fiora, dove il vasto piazzale antistante la costruzione potrebbe tranquillamente accogliere qualche centinaio di autovetture, realizzando il parcheggio principale del parco, che auspichiamo gratuito, al fine di evitare auto lasciate in ogni prato, tranne che nel parcheggio.

 

Nella costruzione potrebbero invece trovare posto dei servizi di ristoro e un’attività commerciale di noleggio biciclette.

 

Seguendo il corso del torrente, la prima parte del percorso si sviluppa infatti su una strada asfaltata e pianeggiante che ben si addice alle pedalate delle famiglie

 

Inoltre nelle adiacenze del parcheggio, o un po’ più avanti lungo la strada, sarebbe possibile prevedere un sito per l’installazione di gonfiabili per i più piccoli.

 

Procedendo lungo il percorso si trovano alcune discese al torrente che andrebbero, a nostro avviso, valorizzate, in modo da intensificare il contatto percettivo con il torrente stesso.

 

Questo potrebbe essere fatto diradando la folta vegetazione che spesso le circonda, in modo da permettere, ove possibile, la visione del torrente dalla strada.

 

Nei pressi del torrente si potrebbero poi ricavare delle aree picnic/barbecue dotandole di tavoloni in pietra o legno, con relative panche, così come il comune di Candelo ha già fatto con l’aula verde alla fine di Via Isangarda, che incontreremo più avanti sul percorso.

 

Ricordiamo che più o meno al centro dell’area circoscritta dal percorso esiste un allevamento di bovini con spaccio di prodotti agricoli, che potrebbe fornire direttamente alcuni prodotti a chi volesse fare la propria grigliata.

 

Proseguendo, la strada alterna tratti asfaltati con tratti sterrati (questi ultimi sono quelli in cui il torrente ha eroso la precedente strada asfaltata), fino ad arrivare sotto alle rive di argilla rossa che delimitano l’altopiano della baraggia.

 

 

A questo punto, per circa 200 m la strada, già costruita sul terreno delle precedenti frane, risulta ora ingombra dall’argilla delle frane più recenti, oltre che da piante e rovi, andrebbe quindi sgombrata e consolidata.

 

Dopo questo tratto, l’ultimo pezzo di strada asfaltata collega ad una carrareccia che costeggiando, per quanto possibile, il torrente permette di arrivare al limite orientale del percorso, dove si aprono le ultime spiaggette a disposizione di chi ne voglia usufruire; e di arrivare nei pressi di un guado, che opportunamente modificato, potrebbe permettere l’attraversamento del torrente, con ritorno dall’altro lato, come vedremo più avanti.

 

Per il momento, sfruttando il sentiero esistente, che necessita di pulizia e manutenzione, si prevede il collegamento con Via Isangarda, nel comune di Candelo.

 

Questo tratto del tragitto è costituito da una salita abbastanza impegnativa, se percorsa in bicicletta, anche a causa dei ciottoli che la ricoprono, tuttavia, ove applicata la proposta di collegamento tra via Isangarda e Via Mulini di cui sotto, dovrebbe rappresentare l’unica difficoltà del percorso (i meno sportivi possono sempre effettuare il percorso in senso opposto).

Il guado visto dalla riva di Valdengo

 

Da qui inizia via Isangarda, che si trova in posizione rialzata rispetto al tratto di strada percorso all’andata e permette (almeno quando la vegetazione non è troppo rigogliosa) di ammirare sia la pianura sottostante che la corona collinare e montana del Biellese.

 

Lasciandoci poi a sinistra la salita che porta ai sentieri dell’altopiano della Baraggia, incontriamo l’aula verde predisposta dal comune, di cui si è detto sopra, attrezzata con alcuni tavoli di pietra.

 

Alla fine di questo tratto, purtroppo manca un collegamento tra via Isangarda e Via Mulini, nella zona del parcheggio predisposto dietro al Ricetto di Candelo.

 

A questo proposito, se non sono praticabili percorsi alternativi, poiché richiedono la cessione di terreni da privati, si propone di realizzare il collegamento al di sopra del canale di irrigazione che le collega, con il percorso indicato dalla riga gialla nell’immagine a lato, posandovi sopra dei manufatti prefabbricati.

 

Questo per evitare di dover transitare in via Castellengo che, nel tratto in questione è particolarmente ripida, e oltretutto aperta al traffico veicolare, oppure di dover scendere, con un’altrettanto ripida discesa sterrata, fino alla pianura sottostante, per dover poi risalire dall’altro lato con una ulteriore faticosa salita, senza contare che, anche in questo caso, il collegamento tra le due strade, al livello del piano, sarebbe tutto da realizzare.

Via Mulini permette inoltre un eventuale ritorno al punto di partenza accorciando il giro completo, passando davanti ad un laghetto di pesca e ad un maneggio, attrattive che ampliano la proposta di attività praticabili all’interno del parco fluviale.

 

Se poi il parcheggio esistente in via Mulini venisse dotato di appositi supporti per la sosta delle biciclette, questo potrebbe diventare il punto di partenza, degli utenti del parco, per una visita al Ricetto.

 

Proseguendo invece attraverso il sentiero degli Alpini si giunge all’intersezione con via del Cervo, tramite la quale il percorso potrebbe chiudersi con il rientro al sito ex Fiora, tuttavia, proprio dall’altro lato dello sbocco su via del Cervo si apre un’ulteriore strada sterrata che conduce al sito di captazione del canale di irrigazione fin qui costeggiato.

 

Questo potrebbe essere un interessante prolungamento del percorso e, realizzando un ponticello per l’attraversamento del canale, oltre al posizionamento di qualche elemento scatolare prefabbricato nel letto del torrente, si potrebbe permettere, nei periodi non di piena del Cervo, un suo facile guado, portandosi così sul lato nord dello stesso, tra quest’ultimo e la superstrada, dove però un sentiero che conduca nuovamente su via del Cervo dovrebbe essere realizzato ex novo.

 

 

Come si è detto, è possibile pensare ad una via alternativa per il ritorno che, dall’estremità orientale del percorso, guadato il torrente, risalga verso via del Cervo, secondo il percorso indicato qui a lato.

 

Tuttavia, gli sterrati esistenti permettono ora di raggiungere via Fucina, dove peraltro incontriamo un altro laghetto di pesca e un Agriturismo con bed & breakfast, che può essere funzionale all’attività del parco, ma la restante parte del tracciato sarebbe tutta da realizzare, oltre, naturalmente, alla sistemazione del guado.

 

Per questi motivi, il primo percorso prospettato sembra quello più velocemente realizzabile, e per fare ciò sarebbe necessario:

- In primis un accordo con i proprietari dei fondi e delle strade private

- Una buona manutenzione delle strade e dei sentieri, e lo sfoltimento della vegetazione eccessiva (operazioni che potrebbero essere svolte in collaborazione con associazioni che si rendessero disponibili, ad es. Alpini, Protezione Civile, Pro Loco, Scout e, in generale, persone disponibili)

- Una buona cartellonistica indicante la propria posizione e le direzioni da seguire per compiere l’intero percorso, e la via più breve per tornare al punto di partenza.

 

E poi ci sono gli interventi più dispendiosi, che comprendono il consolidamento del tratto franato, l’installazione di tavoli e barbecue, fino alla copertura del canale d’irrigazione tra via Isangarda e via Mulini, per alcuni dei quali si potrebbe forse trovare uno sponsor.

 

Suggeriamo inoltre, nel periodo estivo, una buona disinfestazione dalle zanzare, che altrimenti renderebbero la scampagnata nel verde molto poco allettante.

 

Ora, pur con caratteristiche decisamente migliori rispetto al parco fluviale proposto nel comune di Biella, per i seguenti motivi:

- Percorso più ampio (ed estendibile sull'altra riva), in grado quindi di occupare meglio il tempo dedicato alla sua visita

- Vasto Parcheggio

- Possibilità di utilizzo ciclabile anche per persone non particolarmente sportive, con lunghi tratti pianeggianti

- Presenza di attività sportive quali il lago di pesca e il circolo di equitazione

- Possibilità di visita del Ricetto di Candelo e/o della Baraggia

- Possibilità di relax nelle diverse spiaggette e/o di pranzare nei siti predisposti

Riteniamo comunque che difetti di una caratteristica peculiare in grado di amplificarne la capacità di attrazione.

 

 

 

A questo proposito, molto d’effetto e di un certo richiamo sarebbe il posizionamento di attrazioni per la pratica del surf o altri sport acquatici, ma richiedono investimenti cospicui, oltre a non essere in linea con lo spirito del parco.

 

Detto questo, l’unica via praticabile per aumentarne l’attrattività ci sembra quella di predisporre, ove possibile, dei siti per installazioni all’aperto, da mettere a disposizione di quegli artisti che vogliano usufruirne, e che vengano sostituite con una certa frequenza, in modo da rinnovare, anche nei visitatori provenienti da più lontano, la voglia di tornare a vedere cose nuove.

 

In conclusione, ci sembra che con un po’ di buona volontà e collaborazione si potrebbe avere in tempi brevi il parco fluviale che nel biellese è stato prospettato sin dal 1991, e provvedere quindi a migliorarlo ed estenderlo anche sull’altra riva man mano che il suo apprezzamento crescerà, a seguito anche di un’auspicabile promozione da parte degli enti territoriali preposti.

 

Non nascondiamo che, pur se la proprietà delle ex cave potrebbe (ma non è detto) avere interesse a concedere l’utilizzo gratuito del parcheggio, in modo da garantire un notevole afflusso di persone nel sito, e affittare poi le aree rimanenti del piazzale e quelle disponibili all’interno della costruzione ad ambulanti e/o altre attività commerciali, rimarrebbero comunque scoperti i costi di manutenzione del parco che, pur minimi, inevitabilmente si presenteranno.

 

Al fine di evitare poste ricorrenti nei bilanci dei comuni interessati, sarebbe quindi opportuna un’acquisizione delle ex cave, il che permetterebbe di destinare il reddito rinvenente dagli affitti, alla manutenzione e allo sviluppo; tuttavia resta il problema del costo di acquisizione, per il quale dobbiamo prospettare, nostro malgrado1, l’intervento delle fondazioni attive sul territorio e/o l’accesso a fondi europei.

 

 

1) Auspichiamo, per il futuro, che proposte come questa vengano condivise e sostenute da un crescente numero di persone, tale da consentirci di lanciare con successo operazioni di crowdfunding per la loro realizzazione.

Qualcuno voleva realizzare il guado "in proprio"?

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