Il Parco Fluviale (1)

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Il Parco Fluviale (1)

Un golf per la città della lana

 

 

Qualche anno fa (molti per la verità) era sorta l’idea di creare un parco fluviale lungo le rive del torrente Cervo, nella zona di Chiavazza,

 

L’idea, apprezzabile dal punto di vista ambientale, ha avuto l’iter mostrato nell’immagine qui sotto:

 

Come si vede, da un concorso regionale di idee del 1991, si è arrivati a un Documento Direttore alla fine del 2002 e ad un master plan nel 2003 (i documenti relativi si possono trovare nella pagina dedicata del comune di Biella )

 

Il documento direttore è un plico di 89 pagine che analizza il quadro geografico, il clima, la struttura del paesaggio lontano e vicino, la morfologia, la vegetazione, l’avifauna, ecc., ecc….

 

Le uniche cose che non vengono considerate sono la proprietà e i costi di gestione; per la verità a p.42 si dice che “La costituzione del parco non dovrà procedere con la totale acquisizione dei terreni da parte del comune, bensì dovrà garantire la continuazione delle attività agricole sopra descritte anche su proprietà privata ma con l’obiettivo di concertare con gli agricoltori la graduale conversione delle attuali parcelle coltivate a mais in coltivazioni biologiche diversificate ed a rotazione”; da ciò si deduce che i proprietari dei fondi su cui si sarebbe dovuto creare il parco avrebbero potuto rimanere gli stessi, mantenendo le loro coltivazioni; coltivazioni che infatti vengono indicate nella mappa di cui sopra con il colore giallo.

 

Pertanto, la sintesi di tanto studio è che tutto sarebbe dovuto rimanere quasi immutato, infatti anche il sistema delle rogge, le strade carrarecce, i fossi, i dislivelli, sarebbero rimasti gli stessi (il che è quasi ovvio se non si modificano i confini delle proprietà).

 

Le (poche) modifiche proposte si riducono alla creazione di un’area umida a ovest del ponte della tangenziale e un centro di pesca sportiva a est dello stesso, oltre alla piantumazione di alberature lungo i sentieri.

 

Per quanto riguarda le prime due, non avendo risolto il problema della proprietà dei fondi su cui queste sarebbero andate ad insediarsi, le stesse in alcune mappe compaiono e in altre no, lasciando già intendere che probabilmente non si sarebbero realizzate.

 

Per quanto riguarda le piantumazioni, queste avrebbero sicuramente danneggiato le coltivazioni dei fondi adiacenti andando ad ombreggiare e quindi a diminuire i raccolti degli stessi, pertanto è probabile che i coltivatori le avrebbero osteggiate in ogni modo.

 

Ciò nonostante si prevedeva per il parco un successo tale da dover creare sette porte di accesso di cui tre attrezzate con centri servizi, ristorazione, esposizioni, sale spettacoli, attività commerciali, e vendita di prodotti locali.

 

Per completezza bisogna dire che nella concezione degli estensori il parco avrebbe dovuto svilupparsi anche a monte del ponte di Chiavazza (infatti è lì che le 3 porte di cui sopra sarebbero state ubicate), e che parte del documento direttore esamina diffusamente gli aspetti della viabilità cittadina.

 

Nei fatti né le raccomandazioni sulla viabilità né le altre indicazioni sul parco sono mai state adottate, se si eccettua la strada di gronda, che comunque era stata proposta con differente tracciato.

 

Ora, pur concordando con gli estensori che “la parte a nord del ponte di Chiavazza presenta al suo interno elementi di grande suggestione storica e ambientale … e potrebbe diventare, opportunamente sistemata e recuperata, il quartiere culturale e ricreativo di Biella”, riteniamo che l’area a sud dello stesso abbia caratteristiche così differenti da non poter essere accomunata alla prima.

 

Crediamo inoltre che quest’area possa offrire a Biella e al Biellese un’attrattività molto più forte di quella rappresentata da campi di “coltivazioni biologiche diversificate ed a rotazione”.

 

Riassumendo, la situazione è la seguente:

Biella dispone di un’area verde piuttosto vasta estremamente vicina al centro cittadino

Fortunatamente (dal punto di vista ambientale) quest’area non è edificabile

La situazione finanziaria delle varie amministrazioni non permette di sostenere i costi di acquisto e di gestione di un nuovo parco se questo non produrrà reddito (inoltre Biella vuole, giustamente a nostro avviso, riappropriarsi della gestione del parco Burcina, il che comporterà già i suoi costi)

 

A noi sembra che la soluzione migliore per l’utilizzo di quell’area sia la realizzazione di un percorso di golf a 18 buche, in quanto:

 

- Poche città (forse nessuna) possono vantare un campo da golf così vicino al centro cittadino.

- I campi da golf (se di buona fattura) richiamano appassionati anche da molto lontano (turismo)

- La vicinanza di un altro percorso di altissimo livello (Le Betulle) amplifica questo richiamo.

- Normalmente le abitazioni vicine ai campi da golf hanno più valore, inoltre aumenta il tasso di occupazione delle strutture ricettive, compresi i bed&breakfast (crea reddito per la popolazione)

- L’attività produce reddito che va a remunerare l’investimento di acquisto e manutenzione dei fondi.

- Gli attuali coltivatori dei terreni possono essere coinvolti nell’attività di manutenzione percependo un reddito probabilmente superiore a quello realizzabile con le coltivazioni.

- I Sentieri possono comunque essere aperti a tutta la popolazione permettendo di fruire di un’area più curata di quanto non sia ora.

 

A questo punto la domanda è: ci sono le caratteristiche per realizzare un buon campo da golf?

 

Nella pubblicazione “La Pianificazione della costruzione di un percorso di golf” di James B. Beard, tradotta in italiano da Paolo Croce, Alessandro De Luca e Massimo Mocioni, viene indicata una superficie minima di 50 ettari; nel nostro caso la superficie (netta) è di circa 43 ettari, tuttavia in questa superficie abbiamo provato a disporre le 18 buche, ottenendo un percorso di 6310 m, lunghezza superiore a quella indicata nella pubblicazione di cui sopra (5800-6000 m), mantenendo una larghezza dei fairways non inferiore a quella media indicata (40 m) e lasciando immutati sia il percorso che conduce al guado del torrente, che i sentieri attuali, oltre all’area sottostante il ponte della tangenziale.

 

Unico rammarico, il non essere riusciti ad ipotizzare un campo con PAR 72, tuttavia un architetto specializzato nel disegno di percorsi di golf saprà probabilmente fare meglio, magari sfruttando anche parte del pendio verso l’altipiano di Candelo per movimentare maggiormente alcune buche in quanto, l’attuale destinazione agricola dei fondi, rende il percorso un po’ troppo pianeggiante.

 

Nelle immagini più sotto potete vedere il risultato della nostra ipotesi.

 

Si noti che, al momento, nessuna collaborazione è stata prevista con il campo pratica Golf Ponte Cervo ma, occupandosi essi di un’attività propedeutica, una collaborazione è auspicabile.

 

Allo stesso modo l’ipotesi attuale non prende in considerazione il posizionamento della club house, dei relativi parcheggi e dei macchinari per la manutenzione poiché, a seconda della volontà/possibilità di acquisizione dei terreni relativi, esistono almeno tre possibilità, ovvero:

- Nei terreni di fronte alla stazione di Chiavazza (tra via Bora e via Collocapra, con accesso da via Bora)

- Nel terreno interno all’anello creato dallo svincolo tra la SS142 e il ponte della tangenziale, con accesso dalla strada al Maglioleo

- Tra il canale di alimentazione della cascata della Brignana e la SS142, con accesso da via Pietro Serpentiero, nel comune di Vigliano Biellese.

 

Per lo stesso motivo le varie buche non sono state numerate, poiché a seconda di dove venga disposta la club house, la buca più vicina prenderà il numero 1.

 

In conclusione ci sembra di aver dimostrato che:

L’area individuata è sufficiente alla realizzazione di un percorso a 18 buche

La lunghezza del percorso è tale da consentire la creazione di un impianto di buon livello

Si possono realizzare buche dotate di una certa spettacolarità utilizzando il torrente come ostacolo

E’ possibile effettuare un circuito a 9 buche senza dover attraversare il torrente

 

Parafrasando un’attuale pubblicità, la vera domanda è: Sarà disposto il comune di Biella a fare gli investimenti necessari per realizzare ciò? O, almeno, a permettere che un imprenditore li faccia? E nel caso, esiste un imprenditore o un gruppo di imprenditori che voglia provarci?

Ai posteri l’ardua sentenza

 

Cliccare sulle immagini per ingrandirle

Ipotizzando di iniziare da via Collocapra, assegnando quindi il numero 1 alla buca a fianco del poligono di tiro, passiamo in rassegna il percoso :

 

Buca 1: PAR 3 di 295 m con leggera curvatura a destra

Buca 2: PAR 4 di 315 m con spettacolare approccio tramite isolotto che richiede uno spostamento sullo stesso per vedere il green, posizionato all’interno di una radura.

Buca 3: PAR 3 di 365 m può diventare un PAR 4 o forse 5 realizzando un dogleg destro con primo tiro verso il fosso al centro dell’appezzamento, mantenendo il green nella posizione indicata.

Buca 4: PAR 4 di 375 m con green protetto da una diagonale di bunkers

Buca 5: PAR 5 di 475 m con ostacolo d’acqua rappresentato dal torrente

Buca 6: PAR 4 di 434 m che sfruttando il disegno della riva assume una conformazione particolare

Buca 7: PAR 3 di 383 m con leggera curvatura a sinistra

Buca 8: PAR 3 di 332 m con green difeso da corona di bunkers

Buca 9: PAR 3 di 271 m questa, insieme alle due buche successive potrebbero essere allungate

Buca 10 : PAR 3 di 287 m verso il pendio a sud in modo da movimentarle maggiormente e

Buca 11 : PAR 3 di 242 m aggiungere difficoltà al percorso

Buca 12 : PAR 4 di 322 m disposta a semicerchio in modo da impedire il tiro diretto verso il green

Buca 13 : PAR 5 di 599 m con fairway iniziale piuttosto stretto

Buca 14: PAR 5 di 675 m la buca più lunga del percorso

Buca 15: PAR 3 di 280 m dogleg destro

Buca 16: PAR 3 di 198 m dogleg sinistro con collar di bunkers, la più corta del percorso

Buca 17 : PAR 3 di 217 m straight

Buca 18 : PAR 3 di 245 m dogleg sinistro con bunkers nella zona di atterraggio del primo tiro

 

 

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